Mein Trump

Enrico Luschi • 24 febbraio 2025

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Ave villici!

Finalmente, dopo la sbornia di baseball italiano, eccoci tornare a discettare di tutto lo scibile umano, come ai bei vecchi tempi. Ah, se vi sembro spocchioso nel discorrere di varie ed eventuali dovreste leggermi quando scrivo di baseball.

In data odierna e dopo tanta assenza come esimersi dal parlare del mondo che sta letteralmente sgretolandosi ed è in mano ai pazzi? La data di oggi segna peraltro anche il terzo anno di guerra in Ucraina, la famosa guerra dei 3 giorni del fine stratega Putin. Stasera però non mi va di parlare di Putin e di Russia, vi lascio con la vostra convinzione in materia, quale che sia.

Con l’elezione di Trump e specialmente nell’ultima settimana abbiamo visto la situazione Ucraina accelerare molto rispetto agli ultimi mesi, con quello che di fatto è un vero e proprio tradimento degli USA rispetto al ruolo storico dello Zio Sam nello scacchiere internazionale. I problemi interni americani (che ammetto di aver sottovalutato, ma sfido chiunque ad aver previsto questo delirio in un mese e poco più di presidenza Trump: la marcia verso l’oligarchia pare essersi messa irrimediabilmente in moto) sono problemi degli americani, il posizionamento degli USA in questo particolare momento invece sono cazzi che lambiscono anche i nostri culi, quindi mi sembra saggio interessarsene e cercare di capire cosa, come e perché sta succedendo tutto quel che sta succedendo.

Dal momento dell’insediamento Trump ha riservato un trattamento incredibile agli alleati storici: basti pensare alle bordate riservate al Messico, al Canada e alla Danimarca per la Groenlandia, lasciando stare la boutade sui resort e le SPA a Gaza, che nemmeno il governo isrealiano si era mai anche lontanamente permesso anche solo di ventilare. In un mese, in poche parole, Donaldone si è fatto ridere dietro da mezzo mondo in politica estera, riuscendo solo a vincere una guerra a suon di tweet con il povero presidente della Colombia per la sorte di qualche clandestino rimpatriato in aereo a Bogotà. Nel mondo impazzito che stiamo vivendo io non sottovaluterei, in questo bordello, nemmeno l’opzione che abbia bisogno di un successo da sventolare in patria per cercare di di potersi fregiare di almeno un punto a suo favore, visto che in un mese pare averne azzeccate veramente poche.

O almeno questo è quello che mi piace pensare, perché le altre opzioni gettano veramente nella disperazione più disarmante. Altra chiave di lettura potrebbe essere quella che Trump provi a far di tutto per accontentare l’affabile Putin nel tentativo di staccare la Russia dalla Cina, idea che francamente mi pare un po’troppo da Risiko e una cosa che non sta né in cielo né in terra. Le opzioni “positive” terminano qui, poi volendo potremmo aprire il corposo capitolo delle opzioni negative: qui lo spettro è veramente enorme e si va dalla totale pazzia del fagianotto arancione al totale asservimento nei confronti dello Zar della Corea dell’Ovest (il nome che dovrebbe essere assegnato formalmente alla Russia), passando per un piano di sconvolgimento dell’Ordine Mondiale basato su un Impero del Male che comprenderebbe in un legame petrol-gassifero Russia-Arabia-USA con scagnozzi vari a livello regionale che te li raccomando (Iran, Corea, Israele, Brasile, etc): roba da disturbati mentali che vi lascio volentieri, se cose di questo genere vi aggradano. Come sapete non sono particolarmente legato alle ipotesi complottistiche, se ne leggono di magnifiche in queste ore, io come al solito le disdegno tutte con uguale altezzosità. 

Ma devo confessare che non so bene cosa pensare della situazione: posso solo segnalare il totale dispiacere per l’aria tardo-repubblicana che sembra avvolgere gli Stati Uniti da almeno due lustri a questa parte. Una nazione divisa, probabilmente più vicina ad una guerra civile di quanto si creda, in affanno sul piano economico (per i loro standard, per i nostri sono ancora dei razzi irraggiungibili) e che sembrano voler dismettere i panni di poliziotto del mondo. Stavolta per davvero, dopo anni che lo dicono. Iniziò a parlare di questa opzione già Clinton, figurarsi se è una cosa nuova, poi l’11 Settembre cambiò il corso della Storia e abbiamo visto il disastro combinato dagli USA dalla guerra in Iraq in poi, con amministrazioni sia democratiche che repubblicane. Il mondo nel frattempo è cambiato, con l’emergere di nuovi attori su scala globale o regionale (non solo Cina, si pensi anche a Brasile, Turchia, India, etc etc) o il calare di alcune maschere su chi si pensava fosse qualcosa di diverso rispetto a quello che poi in realtà si è dimostrato essere (Iran, di riflesso Israele, Russia).
 
In tutto questo l’Europa è rimasta alla finestra, paradossalmente immobile nel suo attivismo normativo di minchiate (tappi delle bottiglie di plastica, giusto per dirne una, ma scegliete voi quale tra i tanti esempi citare), perennemente persa dietro battaglie sbagliate (ad esempio il New Green Deal dietro alla simpaticissima Greta, che anche solo criticare costei garantiva, stranamente, la patente di insensibile “fascista”) se non direttamente nocive (la classificazione energetica delle abitazioni). Questa politica, oltre che far emergere e nutrire lucullianamente movimenti di squinternati in ogni angolo del Continente che stanno piano piano arrivando al governo ovunque, ha portato anche alla sottovalutazione del problema che adesso ci si presenta sotto gli occhi in tutta la sua drammaticità: abbiamo un vicino di casa in preda al delirio imperiale del suo Zar a fine vita. 

Ad essere sinceri non lo ha visto solo chi non lo ha voluto vedere: chi per totale disinteresse, chi perché tutto sommato se l’America invade l’Iraq allora bisogna togliersi la coccarda di migliori del mondo e stare zitti e buoni se la Russia invade prima la Georgia e poi due volte l’Ucraina nel giro di 15 anni perchè poi le bollette del gas signora mia, chi perché PACIEPACIE, chi perché accecato da un anti-americanismo da liceale perso dietro troppi libri letti e non capiti, chi perché bisogna essere “contro” ad ogni costo.

Il dramma stavolta è che non è garantito l’ombrello USA-NATO, che ci ha permesso di prosperare e che ha evitato, per la prima volta nella storia, che ci sparassimo tra europei per 80 anni. Sicuri che i cugini di oltreoceano ci parassero perennemente il culo, ci siamo permessi nel corso degli anni anche di assumere la posizione dei saccenti col ditino puntato verso quelli scemi, che mangiano male, che hanno milioni di armi, che si vestono male, che sei stai male ti fanno morire se non hai l’assicurazione (minchia se avete la merda nel cervello, davvero), guerrafondai e che non sanno stare al mondo in quanto rozzi e non sofisticati come noi europei, scaltri e sagaci come nessuno.

Ci siamo accorti all'improvviso 3 anni fa che avevamo totalmente smesso di preoccuparci di spese militari, facendoci anche prendere per il naso da battaglie ridicole come quelle del M5S degli albori contro gli F-35. Non so se ricordate la Germania che ad inizio guerra disponeva di 22 carri armati funzionanti e di come la Francia, per stessa ammissione del Ministro della Difesa, aveva missili per una guerra massimo di 3 giorni. Nemmeno questi 3 anni sembrano averci insegnato qualcosa: dopo tutto questo tempo e tutto quello che abbiamo visto, letto e sentito, sembra di essere ancora al punto di partenza. E’ di questa estate un rapporto del Kiel Institute tedesco che gettava luci inquietanti sulla preparazione delle forze europee: anche questo passato in cavalleria.

La cosa drammatica in tutto questo non è tanto l’incredibile posizione italiana, dove in questi giorni brillano le miserie umane di Ciuseppi Conte ed i trumpiani di ferro della Lega, con i baldanzosi compagni di partito della Meloni che si vede che sbavano per potersi unire al coro giubilante dei servi sciocchi, ma che ammutoliti da compiti di governo ancora non osano l’inosabile. Non sono migliori i silenzi di quella pora cosa di Ellishlain, ma del resto avevate fiducia in costei solamente voialtri per consumare, finalmente, una grande vendetta – dopo 10 anni – contro quella merda di Renzi ed il neoliberismo imperante. 

Il dramma però mi pare totale a livello continentale, la rituale inedia condita dall’assenza di un leader riconosciuto ed in grado di tenere la barra dritta in questi momenti complicati. Nessuno dei grandi paesi sembra in grado di poter innalzarsi al ruolo di guida del continente, tutti presi come sono dietro a cazzi nazionali sia in Francia, che Germania che Spagna. Ah, stiamo parlando solo di coordinazione politica, ovviamente. 

Immaginarsi anche solo qualcosa di più mi pare francamente fantascienza: vi immaginate quanto possa essere realistico un esercito europeo? Ipotesi per me da accogliere favorevolmente, ma poi vengono al nodo i pettini: chi e quanto paga? E chi comanda? Siamo seri e limitiamoci al piano politico ed economico, che sarebbe già qualcosa. Già acquisti coordinati di forniture militari sembrano essere troppo, non facciamo voli pindarici. Perchè la musichina risuona già da alcuni mesi: “buuuuuuu le spese militari, e i pensionati con la minima”, discorsi di un patetico da essere quasi offensivi, perché o ottusi oltre ogni limite consentito o perché non in grado di capire che un conto è disporre di un minimo di armamenti in grado di fungere in chiave di deterrenza verso la Russia ed un conto è il dover usarli.

Perchè a me sembra tanto un atteggiamento da rifiuto della realtà, rifiutiamo pervicacemente di riconoscere che uno degli argomenti della programmazione politica debba essere l’aumento delle spese militari e l’approvvigionamento di mezzi in grado di garantirci un eventuale vero distacco di colui il quel ci ha permesso per 80 anni di disinteressarci di spese militari e poterci focalizzare sul maestoso welfare che tutto il mondo ci invidia. Rifiutiamo di riconoscere ed accettare la realtà, come se un oncologo ci dicesse che abbiamo un tumore e che dobbiamo mettere in conto la chemio e noi rispondessimo che siamo tutti presi dall’organizzazione delle ferie del 2030 ed insomma il tumore no, è brutto. Oppure come l'assicurazione della macchina, in poche parole: non è che siccome l’ho pagata e al 31.12 non l’ho sfruttata vado a schiantarmi contro un muro perché ormai ho pagato.

Saranno 4 anni lunghi, decisivi per questo continente: la tenuta politica del progetto UE mi pare che scricchioli fortemente e da 3 anni c’è anche una remota minaccia militare alle porte, che facciamo bellamente finta che non esista, perché non ci piace l’idea. Non esattamente la migliore delle situazioni. 

Se gli argomenti vi interessano le letture consigliate sono: “L’Inverno sta arrivando” e “Casa di Trump, Casa di Putin”, libri di qualche anno fa, il più recente è del 2018, ma sembrano scritti stamani.

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